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giovedì 25 ottobre 2012

Le Cool intevista Ivan Silvestrini


Le Cool intervista Ivan Silvestrini!
Ivan Silvestrini ©Stefano Delìa
Ivan Silvestrini ©Stefano Delìa
Ciao Ivan, da quello che vedo sui vari social network, è un periodo per cui hai poco da rilassarti. Come vanno i vari successi, da “Stuck” in poi? Come li vivi?Sono felice, sono molto felice. “Stuck”, come l’ondata di webseries di prima generazione, è un orgoglio per chi l’ha prodotto, per chi ci ha lavorato e soprattutto per chi ci ha creduto. E’ stato uno sforzo durato nove mesi di riprese ed altrettanti mesi di post produzione e montaggio. E’ un grido di richiamo che la nostra generazione di creativi sta facendo per far rendere conto che c’è una nuova televisione che sta nascendo, per far sì che il pubblico si sposti sempre più da una televisione tradizionale passiva, nella cui qualità non ci rispecchiamo più, verso nuove forme di intrattenimento possibili solo sul web. Io sono felice di far parte di questo movimento, ma il vero successo si avrà quando i numeri non saranno più trascurabili, quando saranno tali da poter avere degli sponsor per un vero ritorno di pubblicità. E questo spero accadrà nella seconda generazione o comunque nelle seconde stagioni, per far sì che un investimento su noi stessi diventi un piccolo, medio o grande investimento per molti.
Ho visto le prime reazioni estere a “Stuck”. Come si sta evolvendo la situazione fuori di qui?Sai, “Stuck” è l’unica webserie recitata in inglese, anche se ne stanno nascendo molte. Diciamo che essendo stata la prima, è stato più facile raggiungere più pubblico. Ad esempio, l’Italia è quarta per visualizzazioni dopo gli Stati Uniti, dove abbiamo raggiunto le due milioni e mezzo di views, seguita dalla Russia che ha cominciato addirittura a doppiarlo, e dall’Ucraina. Ed è bello perché siamo partiti da zero, non avevamo una popolarità pregressa dovuta agli attori ma abbiamo puntato tutto sulla qualità, evitando l’intrattenimento becero. Siamo riusciti a trattare tematiche molto importanti ma in modo divertente, dando più livelli di lettura e riuscendo ad attirare un pubblico vario.
Visto che sono follemente innamorato di David, me la fai fare una seduta da lui?Noi abbiamo cercato fin dall’inizio un’interazione con il nostro pubblico, che non vuole essere come quella di “Lost in Google” che è un’interattività totale. Siamo apertissimi ad ascoltare e ricevere blocchi esistenziali altrui da trattare nei prossimi episodi di “Stuck”, lo abbiamo fatto sin dall’inizio: diteci “where did you get stuck?”, ed i casi più interessanti potremo felicemente svilupparli nella seconda stagione. Se poi sai recitare e parli inglese, ti considereremo come attore.
Ivan Silvestrini ©Stefano Delìa
Ivan Silvestrini ©Stefano Delìa
Ci penserò!! E tu, dove sei rimasto bloccato?Io ero rimasto bloccato alla mia condizione di ex studente di cinema condannato all’eterna attesa della “occasione” per far partire la mia nascente carriera. Trovo sbagliato pensare che le occasione vanno aspettate, credo sia potenzialmente inutile: le occasioni vanno costruite, e l’ho capito un anno dopo aver finito il Centro Sperimentale. Anche l’essere riuscito a girare un film è merito in parte del fatto di non essere rimasto ad aspettare, perché tutto ciò che ha creato l’effetto domino terminato nel film è dovuto al fatto di non essermi fermato mai nel frattempo, e sicuramente “Stuck” ha contribuito a questo risultato.
Come dicevi prima, siamo ancora alla prima generazione delle serie sul web, ma in Italia se ne vedono comunque molte. Quali sono i collettivi di youtubers che ti piacciono, o che comunque segui con piacere?Guarda, cerco di sintetizzare al massimo la mia visione: prima di tutto c’è stato “Freaks”, che è stata la webserie che ha aperto gli occhi a tutti sul potenziale della rete, ed anche a me. Con la seconda stagione è passata ad essere 2.0, e cioè dall’essere un prodotto indipendente all’avere una produzione dietro. Poi c’è “Lost in Google”, che come tutti sanno era basata interamente sui commenti degli utenti, il che ha portato ad una voluta demenzialità che poteva andare avanti all’infinito e che ha giovato moltissimo alla riuscita finale del prodotto. Poi ci siamo anche noi, con “Stuck” e la prima webserie girata in inglese.
Ad ora, ci sono due serie che tentano il connubio tra tv tradizionale ed internet: “Youtubers” e “Kubrick”. Nel primo caso si sono generate moltissime polemiche per il fatto che volti noti della televisione sono stati portati su YouTube, andando contro l’idea di nuovo che sono questo genere di produzioni. Nel secondo caso invece tutto è partito proprio dalla tv, cominciando con la produzione di Magnolia e dalla durata del pilota (circa 50 minuti), per essere poi portato sulla rete in parti più piccole proprio per testare questo tipo di strategia. Ricorda un po’ “Boris”, come format, ed in effetti se ci fossimo trovati all’epoca quella serie sulla rete, l’avremo accettata sicuramente.
E’ questa la cosa stupenda di questa contingenza storica: la possibilità, in questa finestra spazio-temporale, della meritocrazia. Questa è la cosa bella di questo momento storico, ed io sono felice di farne parte.
Parliamo di “Come Non Detto”. Ho riconosciuto molte locations in giro per Roma: qual è stato il momento più bello e quello più brutto, che la capitale vi ha fatto vivere durante le riprese?In realtà Roma è stata buona con noi. In questo mio primo film si è rivelata una città molto accogliente, il set non è stata un’esperienza traumatica come molte opere prime sono. Per lo più Roma ci ha accolto e sono successe cose simpatiche più che brutte. Noi abbiamo usato Francesco Montanari, che Roma conosce come il Libanese di “Romanzo Criminale”, nei panni di una Drag Queen ed in fase di montaggio ci siamo accorti che nelle esterne si radunavano gruppi di persone che vedendo la scena dicevano “Nooo, anvedi er Libbanese come m’è calato!!”. Anche se poi alla fine erano lì a sostenerlo e a godersi la scena. Quindi Roma ci ha accolto benissimo, poi è la mia città e sono contento di aver potuto girare qui.
Personalmente invece, cos’è di Roma che ti piace molto e cosa invece non sopporti?Beh tutto quello che non sopporto di Roma sono dei cliché, dei cliché veri come il traffico, che è impossibile, ed è una città in cui al minimo evento climatico succede un disastro. Ora ci sono allarmismi preventivi, spesso ingiustificato solo perché “potrebbe piovere”. Ma Roma è comunque una città stupenda, e sarà sempre la città del mio cuore anche se dovessi andarmene. Non credo ci siano città belle come Roma. Ad esempio anche se non so se potrei viverci ma amo molto il Pigneto, soprattutto la zona di Necci. Io sono cresciuto al Flaminio pre-Auditorium, quando ancora c’era solo il parcheggio con i trans, e comunque è una zona a cui sono molto legato.
Questa è la domanda finale, e quella un po’ più leggera. Volevo ringraziarti per avermi fatto rivedere Valeria Bilello, ed essendo (ancora) follemente innamorato di lei, mi devi promettere che se mai lavorerete di nuovo insieme mi inviti anche solo trenta secondi sul set e mi fai stringere la mano a Valeria.Sarà fatto anche perché mi piacerebbe lavorare di nuovo con lei.
Com’è sul set?Una sorpresa, già dai provini. Cercavamo un personaggio che potesse dare uno humor un po’ anglosassone, e lei questa cosa dentro ce l’ha. Tra l’altro è stato molto interessante perché abbiamo creato molto sul set, a volte l’ho vista mentre recitava me ed era fantastico. Capiva che volevo passarle un modo di ragionare e l’ha restituito alla perfezione. Poi lei è piena di questa disarticolata grazia ma molto elegante, ha un viso degno di un film di Bergman. Insomma sono molto contento che abbia accettato.
Anch’io. Grazie Ivan!!E di che!!

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